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Dal 2007 l’Associazione collabora con l’ASL TO4 per promozione e lo sviluppo del Servizio I.E.S.A (Inserimento Etero-familiare Supportato di Adulti),  sostenendo la campagna di sensibilizzazione e ricerca famiglie “Una Pazza Idea! Accogli un ospite”. Nel 2016 la campagna è stata integrata dal sostegno ricevuto dall’Otto per mille della Chiesa Valdese, che ha dato il via al progetto “Famiglie Accoglienti. I.E.S.A. una nuova cultura dell’accoglienza”, giunto alla IV edizione.

Inserimento Eterofamiliare Supportato di Adulti

IESA sta per Inserimento Eterofamiliare Supportato di Adulti, consiste nell’inserimento di una persona con fragilità psichica (sostenuto dall’ASL TO4), all’interno di una famiglia volontaria diversa da quella di origine. La famiglia volontaria ospitante, dopo un percorso di conoscenza, selezione e abilitazione con gli operatori del Servizio I.E.S.A., in cui si verificano le caratteristiche minime indispensabili per accogliere un ospite, riceve informazioni, supporto e un contributo economico sotto forma di rimborso spese, come sostegno al bilancio famigliare e per il tempo dedicato all’ospite.

Gli ospiti

Gli Ospiti sono persone sofferenti di disturbi psichici già seguite dal Servizio di Salute Mentale, per le quali l’offerta di un ambiente famigliare possa avere un significato terapeutico e riabilitativo. Il Dipartimento di Salute Mentale con gli operatori che compongono l’equipe del Servizio I.E.S.A., organizza e coordina l’inserimento, fornendo sostegno e supporto alla famiglia e al paziente per tutta la durata del programma e fornisce un indennizzo alla famiglia di circa 1000 euro al mese, sotto forma di rimborso spese.

Gli inserimenti in famiglia migliorano le condizioni dell’ospite, della famiglia e della comunità tutta, contribuendo a combattere i pregiudizi e i falsi miti sulla malattia mentale.

Domande e risposte

Cosa vuol dire I.E.S.A.?

Iesa è una sigla che sta per: Inserimento Etero-familiare Supportato di Adulti.

Cioè?

In pratica si lavora per affidare una persona che soffre di disturbi psichici ad una famiglia diversa da quella di origine. Invece che stare in una comunità psichiatrica, magari senza troppe prospettive, si trova una nuova casa a persone che sono considerate in grado di trarne giovamento.

Ma non è strano avere un matto in casa?

No, non direi. Anzi nel mondo questa usanza è piuttosto diffusa. Il paziente ne trae giovamento e la famiglia anche. Poi non li lasciamo mica soli col “matto”, li accompagniamo in tutte le fasi dell’inserimento, prima durante e dopo.

Capisco il “matto”, ma che ci guadagna la famiglia?

Innanzi tutto un aiuto economico, poi compagnia! Prevengo la tua prossima domanda. Sì ho proprio detto compagnia! Con ciò intendo riferirmi a quelle famiglie che hanno spazio in casa, una stanza, e voglia di dare. Penso ad esempio a tutti quei pensionati ancora giovani che si sentono meno utili di prima e piuttosto soli, o a quelle famiglie con case spaziose tempo a disposizione e in lieve difficoltà economica.

Se ho capito bene è una situazione a metà strada fra il volontariato ed il lavoro?

Esatto.

E quanto può essere il contributo economico per la famiglia?

Dipende, l’idea essenziale è che un aiuto economico oggi possa servire, non si diventa ricchi ma magari si arriva meglio alla fine del mese. L’entità della cifra dipende poi dal tipo di affido, diverso è un affido totale a tempo pieno – con vitto, alloggio e spese varie per la famiglia – rispetto ad un affido parziale, cioè diurno o per alcuni giorni a settimana.

Quanti tipi di affidi esistono? Insomma puoi darmi un idea di quanto può essere questa cifra?

I tipi di affido sono diversi, anche come impegno, ma per risponderti chiaramente, nel caso in cui tu accolga un ospite a tempo pieno, il contributo che la ASL fornisce sotto forma di rimborso spese è di massimo 750 euro al mese, in più l’ospite contribuisce di suo con un minimo di 250 euro per le spese correnti, insomma siamo su una cifra intorno ai mille euro al mese. Vuoi per caso prenderti uno dei nostri “amici”?

No… era per curiosità… ma poi come si fa a prenderli? Io ho una mamma anziana e una stanza non troppo grande, andremmo bene?

Per avere un ospite a casa, esistono delle “selezioni”, non ti far impressionare dalla parola, intendo più semplicemente che si devono possedere certe caratteristiche.

Quali?

Dipende dal tipo di affido e dalle esigenze dell’ospite, in ogni modo te ne elenco alcune indispensabili.

  • Una stanza decorosa ad uso esclusivo dell’ospite.
  • Disponibilità di tempo.
  • Disponibilità a collaborare con gli operatori ASL e quindi in primis con l’equipe IESA per tutta la durata dell’inserimento.
  • Una certa dose di pazienza e di flessibilità.
Capisco, ma se poi le cose vanno male?

Vedi è nostro interesse che non ci rimetta nessuno, né la famiglia né tantomeno il paziente. Per questo si resta in contatto con le famiglie incontrandole spesso anche con visite domiciliari. Al minimo segno di difficoltà si può sospendere o rinunciare alla convivenza dando il giusto preavviso. Con difficoltà intendo qualcosa che vada oltre il normale fastidio che qualunque convivenza porta con sé, e comunque la decisione viene presa insieme.

Ma durante il giorno cosa farebbe l’ospite?

Ti rispondo con una domanda: “tu cosa fai durante il giorno?”.

Ma…. ora che sono in pensione mi occupo della casa, dei campi, guardo la TV, perché?

Beh potrebbe darti una mano nei campi, nella gestione della casa e guardare con te la tv, oppure starsene qualche ora per conto suo. Dipende dall’equilibrio che si creerebbe, dalle tue e dalle sue esigenze, per noi il fatto che l’ospite venga coinvolto nelle attività quotidiane della famiglia è una cosa positiva. E’ chiaro che non permetteremmo venisse sfruttato ma in linea di massima nemmeno che si comporti come fosse al Grand Hotel. Vedi non c’è una risposta unica, noi abbiamo anche previsto il caso che durante il giorno l’ospite possa recarsi fuori alcune ore a svolgere altre attività sul territorio. E’ possibile infatti che la persona svolga dei lavoretti, o che sia impegnata in attività ricreative o relative alla sua riabilitazione.

Ma… è interessante… ma…

Parla pure senza remore, cosa ti preoccupa?

E se si facesse del male…ne risponderei io, se cascasse e si rompesse una gamba in casa mia?

Partiamo dalla fine, gli ospiti sono assicurati, per se stessi e per i danni causati a terzi e cose. Per il resto siamo i primi noi a voler proteggere i nostri pazienti e le famiglie affidatarie. L’affidamento non vuole rompere gli equilibri che ci sono in famiglia, quindi deve andare bene per entrambe la parti. Non è la panacea di ogni male ma per alcuni pazienti è proprio indicato. Il “matto” può spaventare, ma spesso si tratta solo di pregiudizi e con la conoscenza si scopre che non è poi così difficile stare loro accanto.

Puoi smettere di chiamarlo matto ho capito, dirò ospite o paziente, ma sai com’è… a volte i pregiudizi sono duri a morire… Magari ci penso su, grazie delle informazioni…

Ok prenditi il tempo che vuoi, magari ti lascio un po’ di materiale, tieni presente che il passo successivo è la serie di colloqui di selezione di cui ti accennavo, poi si è inseriti in una lista di attesa e si aspetta che venga individuato un’ospite adatto. Segue la reciproca conoscenza con l’ospite e poi…. spesso si parte. Se vuoi altre informazioni sono a disposizione, anche per metterti in contatto con famiglie che hanno già intrapreso questo percorso. A presto.

I protagonisti

Lo IESA raccontato dai suoi protagonisti. Guarda il video.

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